Plinius I Boca Le Piane 2007 - VINOalToP
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Plinius I Boca Le Piane 2007

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“PLINIUS” Boca DOC
Una botte evolve in maniera diversa rispetto alle altre, ha una concentrazione insolita e una giovinezza esuberante.
Per dominare questo vino e far sviluppare la sua complessità ho aspettato 5 anni e poi ancora 18 mesi di affinamento, per poter presentare oggi un vino che apre nuove sfaccettature di Boca. Voglio dedicare questo vino a Plinio il Vecchio (23-79 D.C.), che nella sua “NaturalisHistoria” ha menzionato per la prima volta la nostra zona viticola.
Potenziale di maturazione oltre 20 anni. Grado alc. 14% Vol

Rubino leggermente più intenso, naso più fine, paradossalmente più… “da 2010”, con note marine, meno cuoio e più finezza. Aereo, lieve al naso, non si vorrebbe smettere mai di annusare le sue profondità lievi, in bocca ha uno sviluppo incredibile per compattezza ed eleganza. Ha la nota agrumata del Boca (pompelmo, bergamotto, arancia rossa), a cui aggiunge note di erbe amare e aromatiche mediterranee, una brezza mentolata che ricorda il duro di menta… Ha una trama fittissima, freschezza marina, note di anguria appena tagliata, note sanguigne e ferrose, sapidità eccezionale.

Il Plinius è nato da una circostanza accidentale: una partita di nebbiolo per il Boca era stata messa a fermentare in una vasca aperta in acciaio. Ma era una vasca coibentata: dopo 4-5 giorni di fermentazione le temperature erano alle stelle e continuavano a salire, i mosti impazziti erano arrivati ai 38 gradi. Su tutti i manuali di enologia, si dice che oltre i 35 gradi la fermentazione si arresta. Ed in effetti, raggiunto il picco dei 38 gradi, si è interrotta, con ancora 12 grammi di zucchero residuo per litro. Al trentesimo giorno, Christoph ha svinato e messo il vino al caldo (altra mossa vietata dai manuali, perché in quei frangenti si rischia che si sviluppi l’acetica). Da ottobre 2007 al gennaio successivo, il vino ha riposato a 20 gradi costanti, fino a che in gennaio i gradi Babo erano scesi a zero, e quindi tutti gli zuccheri erano stati lentamente consumati: all’assaggio, racconta Künzli, sembrava un montepulciano ossidato, con sentori di prugna cotta… Ma mai arrendersi, dato che da lì in poi, all’assaggio il vino migliorava lentamente, e le note di prugna cotta sparivano. Fino a che al terzo anno si è deciso di prolungare la permanenza in legno. Al quarto anno, il vino ancora si “muoveva” in botte, facendo salire qualche rara bollicina dal colmatore. Ancora un anno di legno, per arrivare a cinque. Ingentilito da un taglio di vespolina (si tratta quindi di un Boca a tutti gli effetti), e da una lunga permanenza in bottiglia, ecco questa meraviglia. Künzli riassume con tre parole la vicenda del Plinius: rispetto, progetto, attesa.

Il nome: Christoph è rimasto affascinato dalle pagine di Plinio il Vecchio, scrittore latino (autore della Naturalis Historia) che per primo aveva nominato il vino di Boca; la sua curiosità, il suo interesse per la natura e per le cose nuove trovavano un parallelo nella curiosità e nello spirito di scoperta che aveva fatto nascere un grande vino da dei mosti impazziti.
2000 bottiglie e 600 magnum, ecco la quantità di Plinius messa in commercio.